A quattro mani… “gli angeli delle RFI”

Cosa accade quando  c’è un ritardo su una tratta ferroviaria? Mentre siamo concentrati sull’ennesimo ritardo? Quando  sembra portiamo tutto il peso della situazione addosso, pur condividendolo con centinaia di pendolari come noi?
A quattro mani è un testo scritto in collaborazione con un’amica di lunga data “A” che i treni lei non li prende  ma che ne  constata la sicurezza e vive con la testa tra schede elettroniche e sistemi informatici, cavi, segnali e quant’altro.  Così mentre io sbraito ogni giorno per un ritardo e un disservizio sentendomi completamente abbandonata  Lei si occupa degli impianti di sicurezza monitorando gli impianti costruiti per ridurre le possibilità di incidenti su rotaia.. un angelo insOmma..
Una storia parallela che vuole raccontare la “presenza dell’altro”, ignorata dal passeggero e dagli addetti RFI.

A – E’ ora di mettere i bimbi a letto, non vedo l’ ora di sdraiarmi e sentire i loro respiri calmi di un sonno sereno e profondo; le palpebre si chiudono.. il suono della sveglia mi avvisa che sono le sei del mattino, mi alzo trascinandomi, mi servono pochi passi per sgranchirmi e fare di seguito e velocemente le stesse azioni del mattino precedente.

Gli zainetti dei bimbi sono pronti, non manca nulla, piatti e merenda.. mi tranquillizzo.

Ecco la corsa dei preparativi per poi correre con uno in braccio e l’ altro nella mano verso il pulmino; finalmente li vedo lì seduti e comincio a pensare dove ho parcheggiato la macchina la sera prima.. ah si eccola, mi siedo, accendo lo stereo,  è già in moto, ho pochi minuti per arrivare in ufficio e far scorrere la mia tessera in quella odiosa macchinetta che scandisce il tempo.

T – Al termine di una settimana di lavoro con il passo greve e l’occhio spento il mio pensiero va solo al weekend, a tutte le ore che voglio dormire, alla moltitudine di cose che voglio fare e che non farò…

Non ho ancora capito se fa caldo, fa freddo, mi vesto e mi spoglio, mi sento inquieta. Ho messo su una borsa più piccola per diminuire il peso delle cose che mi porto dietro, e alla fine, questa sta straripando di roba che non so più dove mettere !! Comincio un balletto di sposta e metti: cellulare, biglietto, acqua, sciarpa, maglione, cardigan, giacca, fazzoletti, kit di pronto soccorso, biscotti, libro… finalmente trovo pace e sprofondo nel sedile.  L’altoparlante comunica un ritardo di 10 minuti.     Una volta partiti proseguiamo a singhiozzo tra ferma e riprendi, frenate brusche e partenze strattonate. Un’attesa infinita a Campi Flegrei con gente che si stipa in ogni millimetro quadrato possibile. Il ritardo è tale che non riuscirò ad arrivare in tempo al lavoro.. eppure un minuto fa erano solo le 7 e mezza.

A – Anche stamattina ci sono riuscita, ore 7.30..  mi posso veramente tranquillizzare. 

Mi squilla il telefono aziendale, mi dicono di fare presto perché ci sono dei problemi in linea e molti treni si stanno fermando.

Qualche minuto e sono già lì con il resto dei colleghi che discutono del problema riportato da macchinisti e capi stazione, cerchiamo di capire in fretta cosa può servire fidandoci di quello che ci viene detto a distanza e siamo già in macchina. Guido, il piede sull’ acceleratore, i telefoni continuano a squillare, ci chiedono se siamo arrivati sul posto.. si appena arrivati, dateci il tempo di capire.

Dislocati, tra strumenti di misura, disegni circuitali grandi quanto lenzuola, cavi che fanno dei giri immensi,  morsettiere, armadi alti fino al soffitto..bisogna andare fuori, camminiamo a passo svelto su quel pietrisco, cercando di andare col giusto ritmo sulle traverse, che non sono distanti quanto un passo.

I telefoni squillano, le dita sono ghiacciate, non riesco a muoverle, ci siamo.. ok problema individuato; sul binario attiguo i treni vanno liberi e soddisfatti del loro segnale a via libera.

T – L’aria è calda e irrespirabile, l’acqua è finita e nella mia mente continuo a visualizzare ogni genere di cibo ipercalorico. Siamo fermi a Bagnoli da più di mezz’ora. Tra chi dorme, chi mangia e chi fuma una sigaretta dietro l’altra, l’attesa pare infinita. C’è chi chiama qualche parente per farsi venire a prendere, chi avverte di un ritardo inquantificabile, chi sbraita per un esame che non riuscirà a sostenere. Il brusio diventa un frastuono di epiteti e maledizioni contro tutti i dipendenti delle ferrovie, dei napoletani che non si ribellano, del sindaco e tutta la giunta. Una voce dall’altoparlante comunica che per un guasto (non identificato) le corse sono ferme su tutta la tratta e non si sa quando riprenderanno. Dopo 45 minuti di indugi molte persone rinunciano a questo treno dolente. Il capotreno non ci sostiene e questo abbandono totale provoca l’ennesimo scoramento. Oltre qualche guardia, in banchina non c’è un solo dipendente a cui chiedere spiegazioni. Presa dai morsi della fame, stanca di tutta questa agitazione, sfiancata dall’ennesimo ritardo colmo di disinformazione, scendO.

Raccolto il mio fagotto, Cammino verso il mare dove la brezza tutto calma e rasserena, in cerca di una strada alternativa…

A- Dai ragazzi muoviamoci, i ritardi si stanno accumulando, ecco che arriva la tensione anche tra di noi..  lasciateci lavorare tranquilli, le mani tremano dalla fretta, gli occhi scorrono velocemente sulle tavole, ecco ci siamo ragazzi il segnale è andato a via libera, il treno procede.

Soddisfatti, cominciamo a racimolare tutto, tutto pesa , la strada è lunga.

Mi siedo in macchina, bene allora oggi quali sono le lavorazioni da fare…

Il tepore della macchina mi rasserena, vedo in lontananza i treni che veloci vanno l’ uno verso l’ altro, quell’ impatto d’ aria dell’ incrocio, la velocità, che belli  che sono, respirano, sono vivi, ci parlano..

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Ringrazio “A” per avermi dedicato un po’ del suo tempo e per aver mostrato un mondo a me sconosciuto, sottovalutato e  spesso ritenuto trascurabile. Ma soprattutto per il fascino con cui ne parla … credevo fosse comune solo a noi pendolari.

tiZ

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30 pensieri riguardo “A quattro mani… “gli angeli delle RFI”

  1. Bella l’idea del contrappunto con “A”, applausi.
    Da una parte, il mondo di chi viaggia – dall’altra, il mondo di chi ne rende possibile il viaggiare.
    Istruttivo, per tutte le situazioni e sopratutto i risvolti umani sia degli uni che degli altri.
    Il tutto scritto in modo simpatico e immediato, per cui adesso, oltre che informato, ho anche il piacere di averti letto. (Neanche che il post fosse un babbbà!) 🙂

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  2. A. è una lavoratrice impeccabile e comne lei molti altri lavoratori. Ma che le reti ferroviarie sopratutto quelle locali sia obsolete e da terzo mondo ‘non ci piove’. Non è ammissibile che tutti i santi giorni i carrozzoni della Roma-Viterbo, per dirne una che conosco, accumulino ritardi di mezz’ora.
    E’ ovvio che tutti se la prendono col sistema e non con la singola persona.

    sheraunabbraccioegraziedelpensiero

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