Anime nere

In una stazione del metrò una donna sta scendendo dal suo treno, ma strattonata da un passeggero mette il piede in fallo e scivola.
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47 pensieri riguardo “Anime nere

  1. Tanta roba, come dicono i più giovani. E hanno ragione, sì: tanta roba. Questo brano è un breve romanzo. Se non c’è tutto, c’è davvero tanto.
    L’incontro. Lo specchiarsi reciproco e l’introspezione. Un cenno di comprensione, quella sensazione di umano calore, e il bisogno, deflagrante, immediato di esternare, anche solo per vedere e vedersi meglio. Il tentato contatto e la ferita, mai cicatrizzata, che brucia ancora e richiama a sé ogni goccia residua di sangue, ogni lacrima superstite. L’io, rimasto nudo e indifeso, che intanto, come un baco, continua a tessere ostinatamente, avvolgendosi su se stesso. La necessità di rialzarsi, senza aver prima toccato il fondo. Il riconoscersi, all’odore, allo sguardo: quella stessa luce negli occhi. Già, perché gli occhi di chi ha molto sofferto sono come perle, nere, immerse nel pozzo profondo dell’anima.
    “Anime nere”, recitano l’un l’altra i due protagonisti, tracciando sulla propria veste lo stesso marchio: l’intima condanna, sepolta ma inevasa, che, dietro uno sguardo o un gesto di resa, ancora risuona; l’irresistibile peso della sconfitta e del senso di colpa che ancora opprime; il senso di tradimento e d’abbandono che, nella solitudine e nell’esilio, da lontano, all’improvviso riaffiorano ancora, e ancora costringono ad urlare, imprecare, scalciare.
    Ma c’è dell’altro. L’istinto di sopravvivenza che prima avvicina e poi esclude. Una vitalità rianimata che fa incontrare per poi allontanare. Di nuovo.
    Questo racconto è struggente, come l’onda sonora che lo accompagna. Il calore, la sfiorata lusinga cedono presto il passo a un desolante senso di irrimediabilità, apparentemente insuperabile. Le citazioni di Grossman [che assaporo voluttuosamente, come invitanti anticipazioni; grazie tiZ] hanno allo stesso tempo l’evidenza e l’impeto di uno schiaffo, il rimbombo di un’ineluttabile sentenza, la fredda precisione di un bisturi. E ho molto apprezzato i nitidi pensieri del narratore, intervallati al muoversi dei due protagonisti nella scena. Mostrano l’occhio di un regista-spettatore nell’atto di cogliere e seguire, e attraversare, solidale e partecipe, non solo la scena, ma la vita.

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    1. Paolo, la tua analisi mi lascia senza parole. E mi intimorisce e mi rende felice. Gli stessi occhi hanno chi ha una storia simile, una stessa traccia, un comune epilogo. E sono occhi diversi che pochi possono comprendere. Grazie per tutte queste parole e per aver sviscerato questo incontro così quotidiano, così normale nella sua splendida autenticità e unicità.

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      1. Red. Non posso dire ti capisco, ma di certo t’invidio. E come non farlo? Questa canzone non mi appartiene, né mi appartengono le parole per provare a definirla. E’ un dono, un omaggio prezioso che accolgo con profonda gratitudine.

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  2. brava, bello, bis! Biiiis! Brava, brava, brava….Fuori – fuori – fuori! Biiiiiis! Clap clap clap clap.
    Qualche commento più su, Paolo ha scritto quanto si potesse dire e non sono degno di cambiargli l’inchiostro alla stilografica.
    L’effetto su di me lo descrivo con l’immagine di “Nighthawks” di Edward Hopper

    Spero di avere scritto correttamente il codice html e quindi se la vedi: quei due che parlano in fondo sulla destra, quell’uomo al bancone seduto da solo. Ecco mi sono sentito quell’uomo, seduto da solo. DENTRO al quadro di Hopper, non spettatore frustrato di non potere ascoltare cosa si dicono quei due o scambiare una chiacchiera con il barista. Forse ho storie più disperate di quei due, ma senza il sollievo di condividerlo e dividerlo con un altro: quell’umano conforto che ti può ridare una spinta verso l’alto o a rendere meno penosa la discesa ormai inesorabile. E’ vero ciò che scrive più su l’Albucci diplomato e la faccia l’ha dipinta per essere lodato 😉 …E’ vero…La caduta è dell’individuo e se non è l’indiividuo a volerla fermare, è inesorabile. MA se mi accorgo che vi sono altri individui nella mia situazione e qualcuno, incurante di toccare la mia dannazione, si offre di dividerne il peso, beh sarò più leggero e – si sa – se sei più leggero dell’aria, voli. In alto. Più in alto.
    Toh si è alzato il vento.
    Colonna sonora di questo quadro (Hopper mi perdoni) e della tua storia:
    Smile (Genetic World – Telepopmusik)

    Couldn’t save you from yourself
    Haven’t seen that smile for such a long while
    Don’t do this to me again
    So I went out
    To find out what I was looking for
    Found the key
    Key to our door

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      1. “Sedetti sui gradini con loro, mentre aspettavano la macchina. Era buio, davanti a noi: vi era soltanto qualche metro quadrato di luce che usciva dalla porta illuminata, esplodendo nella tenera mattina nera.” [F.S. Fitzgerald, “Il grande Gatsby”]
        Sì, le immagini di Hopper si prestano alla perfezione a rappresentare l’atto di osservare e cogliere, con freddo nitore quanto stia accadendo. La luce è artificiale, di più: è funzionale. Potente, esagerata, bianca, pulita. E imprescindibile. Quella di Hopper è una luce che rivela, porta inevitabilmente in superficie.
        Il bar qui sopra potrebbe essere – e di fatto lo è, a mio avviso – il “posto pulito, illuminato bene” di Hemingway. Là dove si manifesta il vero. A chi lo sa leggere e attraversare.
        tiZ, nel suo brano, è andata un poco oltre. Ci ha trasferito un’atmosfera emotiva che ha mosso lo spettro. La luce, da neutra, ha assunto diversi cromatismi, cangianti. Il sentimento. Come qualcuno ha sottolineato, le anime, nell’arco del racconto, sono nere, poi bianche, si accendono di una leggera fiamma; nel bar, davanti al caffè, le tinte sono calde. Poi la temperatura e il colore cambiano ancora, fino a stemperarsi in un grigio di sospensione, delusione, timore.
        Il tocco di tiZ è a tratti duro e vellutato, non neutro. C’è pathos. C’è una dinamica più avvolgente. Il timbro di un violoncello, d’altronde, aggiunge vibrazione e calore, tessuto, incarnato. Alle nostre spalle, fuori da questa ampia vetrina, invece, “sentirei bene” il canto pacato di una tromba.

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      2. “A volte un’ombra appariva in trasparenza sulla persiana di qualche spogliatoio disopra, veniva sostituita da un’altra ombra, da una processione imprecisa di ombre, che si incipriavano e imbellettavano davanti a uno specchio invisibile.”
        Chiaroscuro, ombre danzanti.
        Vicino a me, la sua pelle, di seta.
        E un fruscìo velato, una brezza.
        Muoviamo appena, in ascolto.
        Respirando la notte.

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    1. Grazie Red, l’immagine di Hopper è bellissima e rende tantissimo, hai ragione sono proprio lì ora, in quell’istante in cui tutto si ferma ed esistono loro soltanto.
      Sai sono perfettamente d’accordo con te e Paolo, credo che se anche solo per un momento si può trovare il conforto in un’altra persona, prima di tutto significa che siamo ancora vivi e poi che, probabilmente, se lasciamo a quella spinta dell’istinto di sopravvivenza di elevarSi tutto è ancora possibile e la nostra storia può essere ancora riscritta. Poiché, a dispetto di tutte le leggi del caso o del destino, voglio credere che ogni persona che attraversi la mia vita sia come un ponte tra un punto di partenza e uno di arrivo, che mi aiuti a comprendere maggiormente cosa voglio essere e cosa non essere. E un requisito indispensabile affinché ciò accada è che tutto avvenga nella felicità.

      Come dice Banana Yoshimoto

      Tutti di solito sono convinti che le persone si separano perché una si è stancata dell’altra, per propria volontà o per volontà dell’altra persona. Ma non è così. I periodi finiscono, come cambiano le stagioni. Semplicemente. E’ una cosa su cui la volontà individuale non ha nessun potere. Viceversa, si ha la possibilità , fino a quando verrà quel giorno, di godere di ogni momento. Noi, fino all’ultimo, vivemmo nella gioia.”

      Ps: ma lo sai che invece a me, rileggendolo mi è venuta in mente proprio Yesterday was a lie dei Telepopmusik ? 😉

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      1. Sembra tutto finito…E poi ricomincia, dice la canzone di Jovanotti che calza a questo momento in cui ti scrivo e al tuo discorso: Sabato sera. E di sabato mi viene di scrivere e qualcosa ho anche dedicato a un sabato italiano che tu hai letto ( e mi hai fatto l’onore di una stelleta del gradimento!). Non so se non dipenda proprio dagli individui, tendo a riconoscere agli umani un dono fatto dal Buon Signore nonostante gliene combinassimo di tutti i colori nel suo bel Creato: il libero arbitrio. La libertò di decidere cosa fare, cosa essere, riducendo le opzioni, per esigenze di spazio e opportunità, al bene e al male. Chiaro che nel mezzo c’è tutta l’Umanità varia e avariata. Tuttavia, arrivati a UNA fine, una certezza deve sempre albergare nell’ultima cameretta della nostra anima, quella chiusa a chiave, che non si apre nemmeno quando voi donne fate nelle “pulizie di primavera” e i “cambi di stagione”(-se-ci-fossero-ancora). In quella cameretta, c’è una luce che, fioca o brillante, deve sempre esserci: la speranza. Senza di quella, ci sono individui che decidono di farla finita, per davvero…E per sempre.
        Sembra tutto finito…E poi (si) ricomincia.
        Yesterday was a lie…beh mi era passata davanti ma non si è fermata quanto Smile (sarà stato per quei versi che mi si sono apparsi come sottotitolo mentre scrivevo il commento e, prima che fuggissero via, li ho inchiodati con dita e tasti,.
        Se è per questo rilancio con Love Can Damage Your Health (stesso album) che insieme a Yesterday was a lie rendono un Billie Holliday-mood che calza a pennello a quel quadro di Hopper.

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      2. Sto ripercorrendo le vostre onde sonore con grande piacere. Questo brano mi piace davvero molto. Ed è in sé una sintesi. Freddi, sfiorati accordi, metallici. Una lenta nenia. E, sul refrain, il cambio di tonalità, così semplice, facile, possibile. La vita è questo. La bruma che si alza, un sorriso che illumina un volto all’improvviso. E qualcosa, dentro di noi, riprende a pulsare con forza. E’ una forza saggia, sopravvissuta, implacabile. E’ la speranza. Nel mutamento, una nuova nascita, una nuova gioia.
        Not broken. Mi piace!

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