Casi Esistenziali – Lei nOn sa chi sono io !!!

Questo vagOne alla fermata della metropolitana di Museo è rovente, un’ondata di caldo mi assale violentemente. Nonostante tutti i finestrini siano ribaltati il tasso di umidità deve superare il 100% perché mi viene quasi un mancamento. In piedi davanti a quattro sventolanti passeggeri sento una crocchia di persone che discute in maniera animata.

-Perché quello non sa chi sono iO-

Ohoho, penso subito, tenimm a celebrità oggi in metro!!

-Signora ma lei ha ragione, ma deve anche capire che…-

-Forse voi non avete capito io a chi appartengo, eppure non me ne approfitto, potrei viaggiare gratis ovunque e invece faccio il biglietto.-

Due uomini alla mia destra parlano con fare condiscendente, cercano di farla ragionare, mentre la signora sbraita e si dimena. Grossa, formosa, nella sua camicetta di seta bianca, sventola un ventaglio tra i capelli mori e morbidi.

Trasuda benessere, agiatezza, dentro il suo profumo costoso, nella sua mimica facciale algida.

-Ma guardi che lei non ha capito chi sono io, se volevo gliene facevo cantare quattro al signore là. Si tratta di capire e di fare la differenza.-

Inutile dire che non sto capendo una mazza e giammai mi permetterei di farle la domanda: dottorè ma che è Stat? Che quella minimo minimo mi racconta vita morte e miracoli, cercando la mia approvazione, peccato l’abbia già persa nel momento in cui l’ho vista sbracciarsi urlando per cercare l’attenzione degli utenti.

-No, ma sa è, che mia moglie ha questa difficoltà così mi sembrava il minimo , un gesto di umanità. – dice uno dei due uomini. L’altro che ha una spilla della società Anm in petto lo sostiene: – ha perfettamente ragione, il collega aveva il dovere di qualificarsi senza aggredire. Ma sa, non siamo tutti fatti alla stessa maniera. Non ci pensi più.- dice rivolgendosi a lei, che alza lo sguardo altezzoso, dimenando i suoi anelli: grossi, li sento muovere e sbattere l’uno contro l’altro ogni volta che agita la mano come a dire “uhh ma chi si credono di essere questi qua”.

Due donne dietro di me commentano con un -poverina-.

Sembra allora allora che voglia partire una standing ovation e invece dio ti ringrazio alla fermata di Vanvitelli scendono i due coniugi, la signora cammina perfettamente, nessuna disabilità apparente.

Cambio posizione e ora ho di fronte le due di prima. Il tipo dell’anm comincia a difendere la sua categoria e ad appellare la signora come un “tantinello esaurita” .

-Ma che veramente facimm per 1 euro?-

Le tipe cominciano a sgranare il rosario della propria vita e forse mi si chiarisce un po’ la situazione.

-La signora stava depressa e quindi non ha fatto il biglietto? Pretendeva che bastasse farne uno in due. Marò signò ma che v”oddic a ffá quello che ho passato con la depressione di mio fratello. Quelli non si rendono conto e ti trascinano dentro pure a te. Ma non l’avete visto il marito come stava succube?-

-Uhh e non me ne dovete parlare proprio, che non lo so?-

È tutto un brusio di sottofondo in questa metro bollente, carne sudata, misera, che attraversa ogni giorno questo palco ambulante, che muove solidale ed egocentrica dentro questa umanità da cui urge il nostro desiderio di allontanarsi per distinguerci e di cercarla per avere qualcosa di cui parlare, qualcuno con cui parlare. ..

 

tiZ

 

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27 pensieri riguardo “Casi Esistenziali – Lei nOn sa chi sono io !!!

  1. Un “momento di vita” che hai reso così bene… mi è sembrato d’esserci, testimone diretto!!!
    Un affresco, protagonisti al centro ma anche voci di fondo.
    Hai contemperato umorismo e compassione, che è poi la grande commedia della vita. (Miseria e nobiltà).
    Brava, alla prossima 🙂

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      1. Eh già… il massimo dello scompiglio su rotaie può essere una suoneria troppo alta, o lo sguardo morbosamente insistente di qualche Siriano, rivolto alle locali bionde (birre o donne, dipende dalla situazione). Hai il sentore che qualcuno stia per dire “embè giuvinò, che tenit’ ‘a guardà, chill’è na brava guagliona”, con altri 3-4 che non aspettano altro per dire la loro (“è tutto nu schif’, chill’ nientedimen’ mia nipote, a Milano, è stata rincorsa da uno straniero fino al portone di casa!”), ma ahimè finiscono sempre per trattenersi, ed allora ti infili di nuovo le cuffiette nelle orecchie…

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      2. Però sei stato bravissimo a tradurre le intenzioni. Io mi diverto molto però ammetto il 90% delle volte ho le cuffie… il troppo stroppia e noi non siamo esseri dalle mezze misure 😉

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      1. Vorrei avere un po’ di tempo per scrivere… sigh, l’ultimo post risale ad Ottobre. Spero di riuscirci in Agosto. 🙂

        “Ua’ fratellonen passa kesta lattinen di birra”, disse il barbuto con la blusa del Borussia Dortmund, proprio mentre la controllora (qui ci tengono al genere delle parole), stoicamente, faceva finta di nulla, ed assecondava gli avvinazzati passeggeri che deliravano sul perchè il Bayern avesse vinto anche quest’anno:
        “Tutto è Bayern! Se scommetti sulla vittoria del Bayern, devi pagare tu l’agenzia di scommesse! Questo treno va a Bayern, vero?”
        “Ja ja, na klar!”

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  2. Scene di questo genere che hai reso magnificamente le ricordo sulla linea del pullmann’ (non autobus!) tra piazza della Borsa e piazza Carlo III quando avevo un lavoro a Napoli. Un’alternanza di miserie e calore umano, partecipazione e apparente condivisione. Teatro? No, è che noi napoletani la teatralità ce l’abbiamo dentro. Poco più su il commento dalla Germania mi ha fatto sganasciare per il motivo opposto: la birra tira fuori la teatralità al tedesco. Ma non c’è storia. Comici per lo zero comico. Preferisco certa invadenza parte(cipa)no pea: allevia la routine e mi fa capire che tutti abbiamo difetti: un mucchio. Direbbe il buon Arrigoni: “Restate umani”.
    Grazie tiZ

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    1. Immagino, ‘o pummann in effetti è il non plus ultra della teatralità partenopea che come giustamente dici tu è insita dentro di noi. Però. ..come ci sarebbe stato bene un coro di pernacchi alla de Filippo !!
      Grazie a te sempre.

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