La prOmessa

Sta urlando da buoni venti minuti questa mamma contro il figlio che corre su e giù in questa carrozza, la mia abilità a scegliere il posto giusto nel momento sbagliato non ha rivali, sono certa!  Il seienne ride divertito mentre la madre gli promette ogni tipo di percossa, che però praticherà il padre, minaccia di farlo scendere alla fermata di Leopardi e di abbandonarlo lì. Stanca con un’altra figlia in braccio ogni tanto si riposa lasciandosi andare ad una posa ricurva, incartata su se stessa, sull’incombenza delle cose da fare, dei figli da crescere…della cosa giusta da fare sempre…ché una madre lo sa, conosce la promessa fatta al suo istinto materno: non crollare mai, resisti anche nella disperazione, sii la forza, sii il sorriso dei tuoi figli.

Lenta, mi trascino sulla banchina di Cavour, per farmi portare dal lungo sottopasso verso la metropolitana collinare.

Seduti, come desideri dimenticati dall’età, attendiamo la metro per Piscinola. Un uomo smesso, trascurato, sporco e claudicante si muove lungo la linea gialla. Lo vediamo rimestare nelle sue buste, vicino alla colonnina dell’estintore. Inquieto, furbo, perso e malinconico.
“Allontanarsi dall’estintore” risuona una voce dall’altoparlante. Neanche avessero premuto un tasto ci giriamo tutti in direzione dell’uomo di prima.  Due armadi impettiti si muovono algidi raggiungendo la fonte di distrazione, le loro spille ANM  brillano sotto questi neon, lo intimano dolcemente, diversamente da come erano arrivati, di restituire la manopola dell’idrante ché quella serve.  Fermo, abbassa lo sguardo, vergognoso non del piscio che ormai ha effuso in quest’ambiente ibrido, ma dell’essersi fatto sorprendere da questa società in genere così distratta.

Alleggerisce la sua sporta, tirando fuori il pugno, aprendo nella mano vizza una manopola rosso fuoco, forse la sua promessa, il suo desiderio nascosto e atavico, il ricordo da bambino, di un oggetto che lo riporta alla sua fanciullezza quando tutto si poteva ancora scrivere…..

 

 

tiZ

Pe’ dint’ ‘e viche addo’ nun trase ‘o mare,
pe’ dint’ ‘e viche addo’ nun trase ‘o mare…

tutto nzieme ‘o cielo se fa niro,
traseno a uno a uno ‘e panne spase
e chiove, chiove ca dio s’è scurdato.
me pare nu diluvio universale
che lava ‘e pprete e che cancella ‘o mmale
pe’ dint’ ‘e viche addò nun trase ‘o mare..
pe’ dint’ ‘e viche addò nun trase ‘o mare..

po’ schiara juorno cu n’alba rosa
e ‘o munno pare ca è n’ata cosa.
e n’ata vota, c’avimm’ ‘a fa’?
cantammo pe’ ce sunna’ ‘e campa’.
si ‘a vita è suonno, c’avimm ‘a fa’?
cantammo pe’ ce sunnà ‘e campa’.

pe’ dint’ ‘e viche addò nun trase ‘o mare…
pe’ dint’ ‘e viche addò nun trase ‘o mare..

 

 

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29 pensieri riguardo “La prOmessa

  1. ogni volta che descrivi la varia umanità (a volte scaduta, a volte proprio avariata), che incroci nel tuo pendolare da una stazione a un’altra, su un treno e – hop! – su un altro, e finalmente a casa, riesco a percepire fin quasi gli odori del ferro, dei freni, della carne e sudore, degli abiti e delle cose in questo microcosmo metro-ferroviario.
    Il tutto amplificato dalla descrizione della mia Napoli, ca’ “chiù luntana staie, cchiù bella pare!”.
    tiZ, il tuo sguardo su questo spicchio di Napoli è materno e dolce, ma allo stesso tempo incisivo e duro, proprio come la vita di ognuno di noi, che a un certo punto s’infila ppe’ dint’ certi vichi bui, in bilico tra dolcezza dell’amore e la crudezza della realtà. La descrizione degli uomini e donne normali e “per bene”, così vicini a come percepiamo noi stessi, fino a quelli ai margini di una società; dall’urdema mattunella rò cesso al guappo ‘e cartone, dalla femmena impapocchiata che pare no tammurriello d’a festa alle mamme come la mia che sanno prevedere le previsioni del tempo meglio di un reggimento di colonnelli dell’aeronautica:”Clacla’, puortate ‘nu giaccehttino…””Ma’ ma c’è sole che spacca le pietre e non c’è una nuvola manco ncoppe o’Vesuvio!” “Clà, sarà una bellissima giornata, ma portati un cosa “pesante” appresso perché più tardi il vento cambia e rinfresca”.
    Ho tracimato oltre il box di commento, tiZ tanto conosci il mio scilinguagnolo, tu mi capisci, ma quando scrivi di Napule, je me sciolgo.
    Ti mando ‘nu vasille doce doce …e puortate ‘na cosa “pesante”…pe’ dint’a metropolitana tira ‘o viento. Stammi bene.

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  2. ci si sente come quando sei attraversata da un’aria fredda, invernale e tagliente e poi passi sopra a quei tombini che buttano aria calda al mondo… per un attimo vorresti stare lì… poi… anche no…
    Sono righe calorosamente fredde… quello che racconti, raffredda un po’ ma lo dici con parole così calde… 🙂

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  3. C’è molto affetto nelle tue parole, non quello lezioso e caramellato di chi vuole compiacere, ma quello ruvido e sincero di una madre che promette le peggiori punizioni alla sua amata prole. Mi ha lasciato un pizzicotto nel cuore quell’uomo trascurato che ha dovuto cedere il suo tesoro. Bella che sei tiZ ❤

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  4. Di bello ci sono sempre le microstorie, di tutte quelle persone tue vicine che stremate dall’attesa e dalle spinte cercano conforto in una chiacchiera raccontando delle loro vicisittudini per poi finire a parlare delle loro famiglie dei ricordi di una vita e di tutte quelle storie che tu non vorresti più scendere incantato dagli aneddoti di tempi andati… quasi stessi leggendo un moderno Decamerone vissuto puntualmente a cavallo della guerra, perché quella, come nei migliori copioni di Eduardo, trova sempre posto. Ovviamente questi vicini sono sempre quelli d’Antan, perchè i giovani affondano le facce negli samrtphone e vivono la vita con le cuffie che sparano a palla suoni deformati!…ecco, questo per esempio mi fa sentire ovviamente un po’ d’Antan 😉
    Ma siccome poi i tempi in cui usavo molto i mezzi pubblici erano quelli lontani della scuola e dell’università…l’aneddoto più carino che mi è rimasto impresso è quello del venditore ambulante, presenza fissa della vecchia funicolare centrale (quella bella e rossa, ancora scricchiolante in legno)… quello che terminava la sua proposta di vendita, sempre teatralmente con tanto di mimica… “Pcché, a mille lire se fa semp… ‘a vita nostra nun se fa cchiù”…è giù a regalare sorrisi e apprezzamenti per una personza che nonostante tutto e con dignità e molta molta educazione offriva per poche lire delle quisquille e lasciava il valore della napoletanità bella.
    PS quel signore c’è ancora, l’ho intravisto qualche settimana fa attraversare i vagoni di una funicolare, quella di Montesanto… ovviamente alla Lira è subentrato l’Euro, ma la “cordialità” e l’onestà morale di quell’uomo sussiste!

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