I Viaggiatori – Il filO

Cosa lega due persone? Quale scelta o iStinto le tiene unite? Quale è l’istante preciso in cui, inconsapevolmente, facciamo la naturale selezione e ci prendiamo carico di un altro essere umano? Alcune decisioni sembrano irremovibili, altre ci appaiono prive di senso, siano esse subite o risolute. Eppure alcune persone le teniamo per mano per un lungo tragitto, altre scegliamo di lasciarle durante il cammino, come a proteggerci, a stabilire cosa sia meglio per noi, cosa riesce a tirare fuori il meglio di noi stessi.

E’ un filo sottile, forte e precario che si muove in maniera imperscrutabile tessendo sopra di noi, tirando e mollando, prendendo e donando tutto ciò che sentiamo di dare: il nostro tempo sopra ogni cosa. Assieme al resto: al divenire, alla comprensione, alla parola e al Silenzio. Niente più del Silenzio è stato in grado di farmi comprendere tanto dell’altro. Nell’ assenza, paradossalmente, ho sentito i miei più grandi amici fortemente miei, li ho ritrovati con lo stesso sorriso, la stessa premura. E quel filo che ci tiene uniti da anni ci riporta insieme con la stessa intensità, lo stesso desiderio ”scelto” di rimanere l’ uno nella vita dell’altro. Per restare ci vuole coraggio è vero, ma quando riconosci il valore di qualcuno non bisogna sforzarSi poi molto….

 

………………………..

 

Paolo racconta l’attimo in cui due anime si incontrano e l’empatia di una si muove senza limiti verso l’altra.

Ma il treno si muove e riparte, riprende il suo viaggio, separandoci. Davanti a me, le carrozze accelerano rapidamente, diventando un’unica fascia di metallo stridente, avvolta in un turbinio d’aria. Resto lì immerso per qualche istante, immobile, finché folate e rumore s’attenuano e infine svaniscono, finché il treno di Francesca scompare definitivamente alla mia vista.

[…] Ma mentre la raggiungo e la supero, sentendo così, accanto a me, la fragilità di quel suo incedere in abiti esasperatamente giovanili, riconosco, oltre quella maschera, il suo sguardo triste e severo, rivolto a terra, e sento un groppo in gola. E mi dico che non c’è niente di strano o di sbagliato in quella farsa, che l’amore non ha tempo, né età. Che la vita è qualcosa da afferrare e trattenere con ogni forza, e disperazione anche.
Senza riserve, né ritegno. Fino all’ultimo istante. cit. Paolo

 

……………………………

 

 

“Il filo sottile che tiene insieme due persone.” Quale filo?” “Il filo di tutto quello che le tiene legate, anche quando sono lontane. Anche quando non si vedono e non si parlano.” “Perché dici il filo?” “Perché è una cosa molto sottile e molto resistente, no? Che puoi anche non vedere, ed è estensibile quasi senza limiti attraverso la distanza e il tempo e l’affollamento delle altre persone che occupano lo spazio e lo attraversano in ogni direzione.” “Però non è affatto scontato che ci sia, il filo.” “No?” “No. Magari due pensano di essere molto legati, poi appena provano ad allontanarsi scoprono che in realtà stanno benissimo ognuno per conto suo.” “E allora perché pensavano di essere legati?” “Perché erano tenuti insieme da una colla di pura abitudine e oggetti e luoghi condivisi e gesti stratificati. È una colla così forte da sembrare una saldatura permanente, ma appena uno dei due prova a staccarsi non c’è nessun filo che lo segua.” “Che triste.” “Sì. La maggior parte dei legami sono di questo genere, credo.” “Come fai a sapere che invece il filo c’è?” “Quando provi a romperlo, e ti trovi in caduta libera attraverso il senso delle cose.” “E di cosa è fatto, questo filo? “Di uno scambio continuo di domande e risposte. Sguardi, anche solo immaginati. Assonanze e intuizioni e sorprese, curiosità reciproca che non si esaurisce. E similitudini, e differenze.”

Pura Vita, Andrea De Carlo.

 

tiZ

non so vOi ma io al minuto 2:58 piango e rido sempre… (a dan)

– La categoria Viaggiatori vuole essere un esperienza di condivisione, in cui raccontare e proporre il viaggio visto da altri blogger. Dopotutto scrivere è un modo per far circolare energia, partecipazione ed incanto. –

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62 pensieri riguardo “I Viaggiatori – Il filO

      1. Non scherzo per niente, perchè quello che nel post hai espresso mi è chiaro. Molto.
        Mentre De Carlo è tutto un cincischiare di testa…
        Nel tuo ci sento del cuore… e un cuore dice, sempre, poco o tanto. La testa invece interviene quando o si è carenti di cuore o di cose da dire.

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      2. Cincische? Lo ammetto ho un libro di de carlo sul comodino da sei mesi e non riesco a finirlo. Solo pura vita ho portato a termine. Ne ho altri due da leggere. … ma tra poco è Natale, no? 😉

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  1. Io al minuto 2:58 ho avvertito una svolta, un respiro, un’alba, una nascita… che è pianto e riso insieme.
    Parto dalla fine. Dalla musica. Che solo per caso sta là in fondo, quasi nascosta, dopo le parole, e invece poi, sfiorata appena, se ne vola subito in alto, in cima a tutto.
    Quanto conosco di te, tiZ?… Non so dirlo. Non conosco la tua voce, il tuo volto. Di certo ho iniziato a conoscere la tua cifra, che passa per le parole, per le immagini, ma non può prescindere dalla musica. Con essa comunichi ancora di più di quanto con il resto già riesci a dire. Ed è tanto, davvero.
    “Il filo”… che unisce attraverso il silenzio e la distanza.
    E le parole, e le note.
    Accolgo questo tuo pensiero e la mano amica che me lo porge, come un dono (adoro questo Adagio, che da adesso è anche un po’ mio). Il dono di un’anima grande, generosa, serena. E ne faccio tesoro.
    Grazie, di cuore.
    Paolo

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    1. La musica chiude quella cornice aperta dalla foto. Sono felice tu l’abbia scorto. Forse sei l’unico. Il dono è un’ apertura verso l’altro e io so farlo principalmente così.
      La musica riesce a spiegare tutto ciò che non riusciamo a dire dice Hugo. Farne regalo è per me è il massimo. Amo chi condivide la musica che ama con me. Poiché dice molto di una persona. Il filo che unisce è un momento di sacra empatia che da pace, compassione e gioia. Non è importante se vissuto in eterno ma se vissuto nella felicità. Non c’è posto per me per i risentimenti e il rancore. Piuttosto vado avanti. Grazie a te, sempre.
      Ps. Trovi qualche foto nei post sui raduni pendolari.

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      1. Sì. Potrei ripercorrere il tempo all’indietro, il periodo, tutto sommato breve, da che ti conosco, seguendo i punti luminosi delle canzoni e dei brani che hai disseminato nel web (a cominciare da una malinconica canzone napoletana). Unendoli, otterrei (e di fatto è ciò che, naturalmente, faccio dall’inizio) un tuo ritratto, che vale più di mille fotografie.
        Non sono certo di possedere questa tua stessa capacità di comunicazione – attraverso la musica, ma anche le parole – così diretta, autentica. Così puntuale, immediata. Così esatta. E’ una cosa che ti invidio. Perché di te davvero dice. Perché, in realtà, di te, tu, sai cosa dire.

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      2. Grazie Paolo, non credo di essere consapevole di saper dire di me ma lo accetto come un prezioso complimento.
        Ognuno di noi ha un lato oscuro che bada bene di tenere da parte. Resta di pochi, credo, la volontà di leggere oltre le parole e tra le righe. Saper scoprire quegli indizi minuti che tanto dicono: che celano dietro a quella maschera che ognuno di noi porta.
        Albucci è stato vero martire di tutte le canzoni che gli ho attribuito in questo anno che lo conosco. 🙂

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      3. Povero “Alb”… Un triste destino il suo…
        Scherzi a parte. Questa discussione mi ha dato un po’ da pensare nelle ultime ore. Devo rimuginarci ancora un po’ su. La musica è generatrice di emozioni e vere e proprie illuminazioni per tutti noi o quasi [sto leggendo e ascoltando con grande interesse le creazioni di Mela, ad esempio…]. Lo è anche per me. E’ stata per anni una mia modalità espressiva. Prima ancora delle parole erano musica e disegno. La musica era qualcosa di più: pratica, respiro, sfogo, distrazione, fatica, ipnosi… (per diversi anni ho suonato il violino). E tuttavia… Oggi faccio fatica a farne il vettore delle mie emozioni. Credo che sia per il motivo che tu stessa hai intuito: c’è una parte di noi che teniamo nascosta, per noi. Per me, almeno, di certo è così. Forse la musica rivela troppo…
        Ma adesso basta con questa pippa. Non ho più voglia di pensare…
        Mi consegno alla (tenera) notte, a una leggera febbre, e ai miei sogni in bianco e nero…
        Good night!

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  2. Il Filo? Per me è empatia, molti dicono che non esiste però guarda caso spesso, troppo spesso, funziona. Come quando si dice che “a pelle” una persona con cui non abbiamo a che fare, con cui non interagiamo, ci sta sulle scatole mortalmente. Eppure non ci ha fatto nulla di sostanziale. E non è empatia questa? Come quella che mi costringe da sempre a restare tuo amico nonostante… 😛
    Nel recente ho “perso” due amici che credevo fossero importanti, mi sono chiesto a lungo, soprattutto per il secondo in ordine di tempo, che cosa non aveva girato bene, se avevo sbagliato io e quanto. Non ci ho messo molto a capire che non poteva essere dipeso da me, forse nel primo caso ho fatto qualche piccolo errore ma con un carattere come quello del mio “amico” non ci si poteva proprio avere a che fare.
    Ci sarebbe da dire qualcosa riguardo le relazioni che coinvolgono anche i sentimenti più profondi come l’Amore, però ci infiliamo in un dibattito senza fine e perciò mi fermo qua che è meglio.
    De Carlo… me l’hai suggerito tu però mi sono fermato a metà libro (Pura vita) chiedendomi che cosa stavo leggendo e perché, non sapendo darmi una risposta ho accantonato il libro. Non mi piace, è vero che non sto riuscendo a leggere neanche le scritte sui sacchetti di plastica del salumiere, però De Carlo è troppo un trip.

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    1. Concordo con te, Skywalker. Fosse solo per il nick ti dò ragione a prescindere 😉 “Empatia” esiste e pervade. Riempie quei silenzi nell’assenza. Però l’empatia non la vedo come un filO, piuttosto una ragnatela, la tela di Penelope, i maglioni fatti a mano con i ferri dalla mamma.
      Taglio brutalmente perchè a questo punto mi sembra di essere entrato nel trip di De Carlo. Anche io, in questo periodo leggo poco; l’unica cosa che riesco a leggere è la scritta sui pacchetti delle sigarette che recita:”nuoce gravemente alla salute”.

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      1. Eh però ci siamo traditi perché leggiamo, e anche molto! I blog!!!
        In effetti è vero, l’empatia è più una fitta tela che non un singolo filo, si potrebbe immaginarla guarda caso come una rete neurale. Mi viene di pensarla così proprio adesso che scrivo.
        Esco dal trip…

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      2. Scusa Skywalker, nel mio percorso sono a buon punto con la telecinesi – sopratutto nel traffico in auto riesco a mandare in vari luoghi persone, cose e animali – ma con la telepatia, sto ancora a zero. Con ‘sti Maestri Jedi precari, stiamo indietro con il programma. Speravi cosa?…:)

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  3. Ho iniziato a leggerti , poi ho incontrato il nome Paolo, mi si è dipinto un sorriso dietro il volto, le labbra impercettibilmente inarcate agli estremi, sul volto non traspariva espressione, ma il movimento dei muscoli facciali in tiraggio millimetrico è stato un inequivocabile segnale di gioia. Quel filO tra te e Paolo mi sento di averlo lanciato io in quel post in cui vi mettevo in contatto. Magari vi conoscevate già, ma – a parte tutto – è quando senti di avere contribuito a fare succedere qualcosa di bello, di buono, di assafa’amaronna-non-tutto-va-storto. Magari sono totalmente fuori strada. Ma nei viaggi è il fuori-programma che mi entusiasma di più e che mi riserva scoperte, sia nel bene sia nel male.
    Sono andato da visitare Paolo e ho letto. Il suo sguardo che sfiora la coppia attempata…E come lo conosco quello sguardo. Altro che droni! Quando entro in un vagone, ho i sensi all’erta più di quanto gli prudano all’Uomo Ragno!
    Ritorno da te, continuo a leggere, Di Carlo è dissonante dal resto, imbroglia quel filO che Paolo ti teneva con le braccia tese, nè rigide nè lasche, e tu tessevi con cuore. Tessevi, tessevi, concentrata e persa allo stesso tempo sul filO, tessevi, tessevi…al minuto 2 e 58 ti sei fermata, hai alzato lo sguardo, Paolo anche, le braccia irrigidite, il filO immobile tra voi due…e – tiZ – hai iniziato ridere, ridere, piangere e ridere.
    A me quest’effetto lo fa il Bolero di Ravel.

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    1. Red e il Bolero di Ravel… Il sguardo preso per mano, sollevato, trascinato… Il suo che si fa più fiero, sicuro, coraggioso…
      tiZ e questo Adagio che sorvola l’oceano inseguendo un’alba… che mostra la terra promessa… o, forse, il resto: ciò che rimane…
      Quanta energia, incalzante, avvolgente. Nei vostri colori, nelle vostre corde…
      In ognuno di noi.
      Quanto è potente e forte, a volte, il ricordo?
      E come può la musica rendercelo così, intero, reale, vivo?
      A volte è la stessa cosa con un odore, un profumo. Chiudi gli occhi e inizi a vedere, a sentire. Non c’è codice, né stilema, né parola o grafema, nulla. Nessun artificio di logica e razionalità, nessuna traduzione, nessun filtro, solo presa diretta, chimica del senso, vibrazione e risonanza. Ci sei solo tu e il tuo vissuto.

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    1. Hai perfettamente ragione. C’è forse un sottotesto racchiuso in uno spazio altro. Un non detto che non rende leggibile il legame fra i vari frammenti.
      Ma questo poco conta. tiZ ha parlato del “filo” come solo lei può e sa fare.

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  4. 2 e 58!
    Devo rileggere cronometrando ma forse non ce n’è bisogno l’emozione c’è stata comunque!
    Un filo sottile e resistente che tesse la tela della vita. L amore nn è solo legame ma comunione di intenti.
    Sheraconunabbraccio
    🌸🌷🍀🌹🌻🌺🌸🍀

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