Letti in trenO – L’identità in treno

Ogni anno è un annO a sé..

Arriva inesorabile il momento dei bilanci, di progetti ancora in essere e quelli da realizzare. Il momento dove conti le perdite, i fallimenti e le conquiste, dove gongoli sulle riuscite, dove ti odi, ti disprezzi e ti rialzi, mentre guardi alla tua autostima creata faticosamente, per trovare, ritrovare e rinascere nella propria identità in continuo divenire…

 

L’identità in trenO

– Come si può detestare e al tempo stesso adattarsi così facilmente a ciò che si detesta?

– Come si può soffrire per l’assenza di chi è presente?

– Contro i sentimenti siamo disarmati, poiché esistono e basta – e sfuggono a qualunque censura. Possiamo rimproverarci un gesto, una frase, ma non un sentimento: su di esso non abbiamo alcun potere.

– L’occhio è la finestra dell’anima, il fulcro della bellezza del volto, il luogo in cui si concentra l’identità di un individuo; ma allo stesso tempo è lo strumento che ci consente di vedere e che ha costantemente bisogno di essere deterso, inumidito, trattato con uno speciale liquido in cui è disciolta una determinata quantità di sale. Insomma lo sguardo, la cosa più meravigliosa che l’uomo possegga […]

– Ma il dolore non intende prestare ascolto alla ragione, perché il dolore ha una sua propria ragione che non è ragionevole.

– Non si può misurare l’affetto che lega due esseri umani dalla quantità di parole che si scambiano.

– […] Dio è riuscito per puro caso a costruire questo modello di corpo del quale siamo costretti, ciascuno per un breve lasso di tempo, a diventare l’anima. Ma che miserabile destino è quello di essere l’anima di un corpo fabbricato alla buona, di un corpo dotato di occhi che non sono in grado di funzionare […] Come credere allora che l’altro, colui che abbiamo di fronte, sia un essere libero, indipendente, padrone di sé? Come credere che il suo corpo sia l’espressione fedele di un’anima che lo abita?

– Due esseri che si amano, soli, isolati dal resto del mondo… è molto bello! Ma di che cosa parlerebbero tutto il tempo? Per quanto spregevole sia il mondo, essi ne hanno bisogno per potersi parlare

– Ma le ha poi mandate davvero, quelle lettere? O le ha scritte solo nella sua immaginazione? In quale preciso momento il reale si è trasformato in irreale, la realtà in fantasia? Dov’era la frontiera? La frontiera dov’è?

cit. M. Kundera

 

 

tiZ

kunderaMilan Kundera, L’identità (Adelphi)

Contributo di Tiziana
https://tizd.wordpress.com

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