Leggendo Sandor Marai in attesa del treno..

La “Donna Giusta” di Sandor Marai è stata una bellissima scoperta. Riesce a scavarmi dentro in un modo delicatissimo e profondo.

Seduta sui gradini della stazione di Pozzuoli, attendo il treno che è in ritardo da più di mezz’ora. Nelle orecchie Bliss..

La Musica…

Nulla al di fuori della musica mi costringe a meditare anche quando voglio liberare la mia mente.

Fa caldo, le persone sono impazienti, l’acqua nella mia bottiglia è diventata bollente, l’attesa del treno mi fa tristezza, mi succede sempre, mi dà una sensazione di distacco, di vuoto..
Il libro tra le mani, le ginocchia leggermente divaricate, la testa appoggiata alla grata di ferro, le parole appena lette e la musica ad alto volume, lo sguardo nervoso del tipo davanti a me, chiudo gli occhi, ci sono, ma non sonO qui..

Penso alle parole che ho sottolineato , mi fa venire in mente quando nasce un rapporto, quando finisce e viene sepolto. C’è chi ha preso, chi ha dato  e poi se ne è andato..

E così ci si ritrova a toccare il fondo, ancora, di nuovo, a guardare davanti a sé, al burrone della disperazione, che tante volte consentiamo noi stessi..

In fondo, il fondo c’è chi lo tocca, chi lo trova e chi se lo va cercare. Chi si butta, chi lo rifiuta. Chi ci arriva in fondo e chi dal fondo risale.

Il fondo del bicchiere vuoto. Triste. Il fondo del mare che vorrei attraversare. Liquido amniOtico.
La mia storia che mi porta in fondo a questo libro. La nota in fondo alla carta, che dice -gira pagina-. Ricomincia dal fondo e dal fondo risali. Un’altra storia è arrivata al fondo.  Ma in fondo non si sa mai.

” Prossimo treno per Gianturco  al binario 3 ”

da – diario di una pendolare che … la vita è il viaggio non la stazione ferroviaria (P. Choelo)

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17 pensieri riguardo “Leggendo Sandor Marai in attesa del treno..

  1. Le modalità con cui è scritto questo romanzo mi rapirono. La storia è bella, ma neppure più di tanto, ma i modi con cui è riletta sono spettacolari. Mi sembra sia stato un ottimo “allontamento” da queste nostre pigre stazioni. Poi il bello è quello. Nuova fermata, nuova stazione. Fine pagina. Nuova pagina!

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  2. Ciao Tiz. Scorrevo i tuoi post e, giunto a questo, non ho saputo resistere. In qualche modo dovevo pur rompere il ghiaccio.
    Ho letto “La donna giusta” a ridosso della mia separazione.
    Amavo Marai. E lo condividevo con lei. Condividevamo la passione per per quella scrittura, per quella capacità di narrare il sentimento, le sue trasformazioni, la psicologia che ne promuove l’evolvere, che ne regge l’architettura. C’era tanto di me e di noi, anche, in quel libro. Tanto che, nella follia che da sempre mi contraddistingue, giunsi a consigliarle di leggerlo. Lo feci con il consueto entusiasmo. Ero certo che non l’avesse ancora letto: era appena stato tradotto. Passai sopra a tutto. Ero ancora legato a lei, in qualche modo. Da fili sottili, ma fitti, che arrivavano in profondità. Non ci eravamo ancora staccati del tutto. Nonostante tutto. La ferita, il dolore, il silenzio, la presa di coscienza, l’orgoglio. Dovevamo ancora reciderli, tutti quei fili. E ci accingevamo a farlo, seppur, con inconciliabile riluttanza.
    Marai resta uno dei miei scrittori più amati. Forse il più amato in assoluto. Perché più “prossimo”, se così si può dire, di altri, altrettanto inarrivabili, che mi hanno portato ovunque volessero. Ammirati, invidiati, ma percepiti come più… distanti.
    Leggere un libro, si sa, è, in diversa misura, compiere un viaggio dentro se stessi. Leggere Marai rende il viaggio talmente intimo, delicato e imprescindibile al contempo, da renderne la condivisione altrettanto rivelatoria e profonda. Necessaria.
    Cavolo. Mi hai fatto venir voglia di rileggerlo. Sono passati più di dieci anni ormai. Potrebbe essere sconvolgente, illuminante. Ora vado di là a cercarlo. Oppure scelgo un altro titolo, fra quelli che non ho ancora letto (e sono tanti) e poi ci si ritrova qui a parlarne…
    Grazie della tua… eco, Tiz.
    La vibrazione, attraverso i binari, è arrivata fin qui.

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    1. Grazie Paolo, ho letto più volte questo tuo commento. Mi colpisce sempre il modo in cui il pensiero di uno finisce dove comincia quello di un altro. La tua storia così privata e così delicata che, comunque sia andata, resta un’unicitá da proteggere, immortalata nel ricordo delle pagine di questo libro straordinario. Al momento solo Sandor Marai e David Grossman hanno fatto su di me un lavoro faticoso ma pieno di scoperte. è proprio vero che per risalire devi toccare il fondo, anche i vecchi fondi passati ammassati nella stanza dei ricordi.
      grazie.

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      1. Annotato! Grazie mille.
        E’ passato tanto tempo da quando ho letto “La donna giusta”. E nel frattempo, dopo non poche peregrinazioni, ho guadagnato anch’io il mio “rifugio”. Ma è sempre bene avere un buon “rimedio” a portata di mano… Anche solo per non dimenticare.

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