Siamo la riSata in fondo al tunnel

L’odore acre del fumo rende irrespirabile l’aria in banchina, qui al rione alto hanno già chiuso preventivamente la metro causa incendi nella zona circostante negli ultimi giorni . . Ma noi, quelli dell’ultimo vagone resistiamo irremovibili all’arrivo del convoglio. Saliamo nell’ultima carrozza, qui sulla metro collinare,  perché più vicina all’ingresso di Cavour per la linea 2 di Trenitalia . I pendolari li riconosci da questa scelta.. Silenziosi e religiosi nell’atto di fede verso il luogo di lavoro; chè se anche la città brucia non è giustificabile l’assenza : respira, lavora, muori.
Qualcuno impreca contro la mafia, chi contro gli stranieri e chi contro le istituzioni. .. in pochi contro la schiavitù di essere pecore di uno stesso gregge….
Ma la signora corpulenta,davanti a me, sempre apparecchiata con una pinza leopardata in testa si sbatte davanti alla collega esausta e domanda : Ma che devo cuciná oggi a pranzo? ??

……..

Abbiamo tutti ragione e tutti abbiamo torto. ..

tiZ

 

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39 pensieri riguardo “Siamo la riSata in fondo al tunnel

    1. Mi sa che l’hanno scritta di proposito… ma l’ ho voluta fotografare con lo sfondo dei murales, in corsa, perché in fondo voglio sempre guardare il lato positivo. . Perché c’è, vero?
      Me ven a chiagnere…

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  1. ‘A signor’ ragiona c’o senso d’e cose pratiche e specie dopo nu spavento e na perdita di tempo, vene sempe fame e allora ‘na frasella cu ddoje pummarole ‘a ‘nzalata vanno più che bene, pe’ se mantenè freschi e doppo na fella ‘e mellone.

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  2. Perfetta “fotografia” del contrasto della nostra città. Della resilienza napoletana, altro che arte di arrangiarsi! Del Carpe diem che a domani ce se pensa, apprezzata battuta finale di Via col Vento e spregiata nei nostri confronti. Maledetta esterofilia 😉
    Io comunque alla signora consiglierei ‘na bella mozzarella, doje pummarole e se tene o’gggenio pure mi pare ‘e pizzelle fritte.
    Besos amica mia e grazie per farmi sentire a casa mia come se ci vivessi ancora.

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      1. Si è anche vero, ma è anche una difesa contro il montare dell’ansia del futuro che per molti dalle nostre parti è precario o addirittura assente, che non è una prevaler dei tempi recenti ma è storicamente congenita vista la nostra lunga storia di emigrazione. Ora una comunità in questo contesto sviluppa delle autodifese, una reazione per resistere. Se uno cerca di resistere vuole dire che non molla e un barlume di speranza continua a volerlo conservare. In caso contrario, smetterebbe di lottare e di volere vivere.
        Chiaro è che il singolo individuo dovrebbe provate a modificare nel suo piccolo la comunità e il contesto, ma ci vuole moltissimo tempo. Non vorrei riaprire il discorso della Questione Meridionale che non è “meridionale”, ma nazionale…

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      2. Ah vabbuò, ma lascia stare. Non abbiamo tradizioni di rivoluzionari. L’unica è quella deigli scugnizzi che cacciarono i tedeschi. Nuje amma essere proprio disperati pe’ce movere…
        Le rivoluzioni poi hanno cambiato per un po’ di tempo le cose, ma poi sono state restaurate vecchie brutte abitudini. Io preferisco un lento e inesorabile miglioramento dal piccolo e dal basso: io non lo vedrò mai, ma se oggi noi godiamo di certi diritti e perché qualcuno ha iniziato, qualcuno gli è andato dietro, qualcuno si è fatto il mazzo così, qualcuno l’hanno accoppato, alla fine erano troppi e non si poteva fare altrimenti.

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  3. ‘E pezzelle fritte cu stu cavero te fanno vevere assaie e doppo ce sta ‘o scucciamiento di cambiare ll’acqua aulive. Dint’a cuntrora ‘o cavero te stupetea, meglio starsene tranquilli ncopp’a ll’amaca cu nu libbro e ‘na tazzulella ‘e cafè.

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